Isola di calore a Milano: come scegliere il quartiere

Isola di calore a Milano: come scegliere il quartiere

L’isola di calore può incidere sul comfort di una casa, sui consumi energetici estivi e sulla vivibilità degli spazi pubblici. Per questo, quando si sceglie un quartiere a Milano, è utile valutare non solo prezzi, collegamenti e servizi, ma anche quantità di verde, ombra, superfici asfaltate e capacità dell’area di raffreddarsi durante la notte. I dati disponibili mostrano differenze significative tra le diverse parti della città, ma non permettono di stilare una classifica definitiva dei quartieri migliori. La temperatura può cambiare anche tra isolati vicini: una scelta consapevole deve quindi unire dati territoriali, caratteristiche dell’edificio e osservazione diretta del microcontesto.

Che cos’è l’isola di calore: la differenza tra UHI e SUHI

L’isola di calore urbana è la condizione per cui una città, o una sua parte, presenta temperature più elevate rispetto alle aree circostanti meno costruite e con una maggiore presenza di vegetazione. Il fenomeno nasce dal diverso modo in cui edifici, strade, piazze e parcheggi assorbono, trattengono e restituiscono l’energia solare rispetto a prati, terreni permeabili, boschi e superfici ricche d’acqua.

L’isola di calore urbana viene indicata spesso con la sigla inglese UHI, Urban Heat Island. Quando si parla di UHI atmosferica, il parametro osservato è soprattutto la temperatura dell’aria. Le rilevazioni vengono effettuate attraverso stazioni meteorologiche e sensori collocati secondo criteri tecnici che permettono di confrontare luoghi e periodi differenti.

La UHI aiuta quindi a capire quanto l’aria di una zona urbana rimanga più calda rispetto a un’area esterna di riferimento. Il fenomeno è particolarmente importante durante la notte, quando i tessuti urbani più densi possono raffreddarsi più lentamente. Per il comfort delle persone contano però anche altri fattori, come umidità, vento, ombra, radiazione solare e durata dell’esposizione.

La sigla SUHI, Surface Urban Heat Island, indica invece l’isola di calore urbana superficiale. In questo caso non si misura direttamente la temperatura dell’aria, ma quella radiativa delle superfici: asfalto, tetti, parcheggi, piazze, terreni e chiome degli alberi. La SUHI viene analizzata soprattutto mediante immagini satellitari e dati relativi alla temperatura della superficie terrestre, indicata spesso come Land Surface Temperature.

Una pavimentazione esposta al sole può raggiungere temperature molto superiori a quelle dell’aria sovrastante. Per questo UHI e SUHI sono collegate, ma non sono intercambiabili. Una forte anomalia rilevata da un satellite non significa automaticamente che l’aria sia più calda dello stesso numero di gradi.

Per chi cerca casa, la distinzione è utile. La UHI atmosferica aiuta a comprendere quanto una zona possa rimanere calda durante la sera e la notte. La SUHI consente invece di individuare superfici e isolati che accumulano molta energia durante il giorno, come grandi piazzali asfaltati, coperture industriali, parcheggi e strade prive di ombra.

Perché a Milano si forma l’isola di calore

Milano presenta un tessuto urbano denso, nel quale edifici, strade, cortili pavimentati e coperture impermeabili occupano una parte rilevante del territorio. Queste superfici assorbono la radiazione solare, accumulano energia durante il giorno e la rilasciano gradualmente dopo il tramonto.

Un terreno vegetato si comporta in modo diverso. Una parte dell’energia disponibile viene utilizzata per l’evaporazione dell’acqua presente nel suolo e per la traspirazione delle piante. Questo processo, chiamato evapotraspirazione, contribuisce al raffrescamento naturale dell’ambiente. Quando il suolo viene impermeabilizzato, la quantità di acqua disponibile diminuisce e una quota maggiore dell’energia solare si trasforma in calore.

Anche la forma della città ha un ruolo importante. Gli edifici possono produrre ombra in alcune ore della giornata, ma nei tessuti più compatti possono ostacolare la ventilazione e limitare la dispersione del calore. Secondo ARPA Lombardia, la presenza di numerosi fabbricati può rallentare l’ingresso delle brezze notturne provenienti dalle aree esterne verso il centro di Milano.

Le strade strette e delimitate da edifici alti possono inoltre trattenere parte della radiazione tra le facciate. Questo effetto dipende dall’orientamento della strada, dall’altezza degli edifici, dai materiali utilizzati e dalla presenza di alberature. Non tutte le strade dense sono quindi necessariamente più calde, ma la combinazione tra poco verde, scarsa ventilazione e superfici scure può favorire l’accumulo di energia.

Al calore assorbito dai materiali si aggiunge quello generato direttamente dalle attività umane. Traffico, impianti, attività produttive, apparecchiature e sistemi di climatizzazione trasferiscono energia nell’ambiente urbano. Le unità esterne dei condizionatori, per esempio, espellono all’esterno il calore sottratto agli ambienti interni.

Il fenomeno non riguarda però soltanto il centro storico. Un grande parcheggio, un’area logistica, una copertura industriale o un piazzale asfaltato possono creare un punto caldo anche in periferia. Allo stesso modo, un parco, un viale alberato o un insieme di cortili permeabili possono rendere più favorevole il microclima di una zona relativamente centrale.

Per descrivere Milano è quindi più corretto parlare di una rete di microclimi e di “arcipelaghi di calore”, piuttosto che di una sola isola con confini coincidenti con quelli amministrativi dei quartieri.

Cosa dicono i dati aggiornati su Milano

Per analizzare l’isola di calore di Milano bisogna considerare insieme rilevazioni atmosferiche e dati satellitari. Le due fonti descrivono aspetti differenti del fenomeno e possono restituire valori diversi senza essere in contraddizione.

L’analisi nazionale pubblicata nel 2025 dal CNR-IBE, in collaborazione con ISPRA, utilizza dati satellitari NASA e Copernicus relativi alle estati comprese tra il 2013 e il 2023. Lo studio si concentra sulla componente superficiale del fenomeno, quindi sulla SUHI, e conferma la presenza di anomalie termiche sia nelle zone centrali sia nelle aree periferiche caratterizzate da grandi superfici artificiali.

Nel confronto tra i capoluoghi regionali, Milano presenta un contrasto superficiale medio meno accentuato rispetto ad alcune città con una maggiore complessità topografica. Questo dato non significa che Milano sia poco calda. Il capoluogo si trova in una pianura ampiamente urbanizzata: anche molte aree utilizzate come riferimento esterno contengono edifici, infrastrutture e superfici impermeabili. Di conseguenza, la differenza statistica rispetto al centro può risultare più contenuta.

Le rilevazioni atmosferiche di ARPA Lombardia offrono un dato più vicino alle condizioni sperimentate dai residenti. Nell’estate 2024, la rete delle stazioni meteorologiche ha misurato mediamente da 2 a 4 °C di differenza tra il centro storico di Milano e la periferia. Il divario può cambiare in base all’orario, al vento, alla copertura nuvolosa e alla posizione dei sensori, ma conferma l’importanza del mancato raffrescamento notturno.

Le elaborazioni pubblicate dalla Città metropolitana di Milano, dedicate alle notti più calde, indicano inoltre un’anomalia urbana media di circa 2,2 °C. Nell’area del Duomo, in piazza della Repubblica e nella prima cerchia sono stati individuati picchi vicini ai 4 °C. Allontanandosi dalle parti più densamente costruite, l’anomalia tende generalmente a ridursi.

Il Comune di Milano mette inoltre a disposizione un indice di esposizione al calore per gli 88 NIL, i Nuclei di Identità Locale utilizzati per rappresentare i quartieri. I dati si riferiscono a luglio 2024 e non sono temperature espresse in gradi Celsius. Si tratta di valori normalizzati che permettono di confrontare l’esposizione media delle diverse aree della città.

Tra i NIL con valori più elevati compaiono aree centrali o densamente urbanizzate come Duomo, Brera e Porta Romana, ma anche zone come Loreto-Casoretto-NoLo e Stazione Centrale-Ponte Seveso. Il risultato conferma che il problema non può essere letto esclusivamente come una contrapposizione tra centro e periferia.

Zone più calde, parchi e differenze tra quartieri: quali scegliere

Per chi considera il caldo estivo un criterio importante nella scelta del quartiere, i dati comunali possono offrire un primo orientamento. Non devono però essere trasformati in una classifica immobiliare definitiva: l’indice di esposizione si riferisce a un periodo preciso, rappresenta una media territoriale e non descrive il comportamento della singola strada o abitazione.

Tra i NIL residenziali con valori medi di esposizione relativamente contenuti compaiono soprattutto aree vicine ai grandi sistemi verdi occidentali, settentrionali, orientali e meridionali della città.

NIL o area Indice medio di esposizione Caratteristiche da valutare
Chiaravalle 0,309 Contesto agricolo, minore densità e sistema del Parco delle Abbazie
Quinto Romano 0,331 Prossimità a Boscoincittà e al sistema verde della zona occidentale
Figino 0,332 Minore densità edilizia e vicinanza a estese aree verdi
Gratosoglio-Missaglia-Terrazze 0,333 Presenza di spazi aperti e corridoi verdi nella parte sud della città
Cimiano-Rottole-Feltre 0,383 Accesso al sistema verde del Parco Lambro
Baggio-Olmi-Valsesia 0,389 Vicinanza a Parco delle Cave, Boscoincittà e aree agricole
Bruzzano 0,394 Connessione con il sistema del Parco Nord
Trenno 0,395 Prossimità al Parco di Trenno e al verde della zona ovest

Questi valori suggeriscono che la vicinanza ai grandi sistemi verdi e una minore densità edilizia possono contribuire a condizioni più favorevoli. Non dimostrano però che ogni casa situata in queste aree sia più fresca di qualsiasi abitazione del centro.

Affori è un esempio utile per comprendere i limiti delle generalizzazioni. Il quartiere dispone del Parco di Villa Litta e di collegamenti verso il sistema del Parco Nord, ma il suo indice medio di esposizione è pari a circa 0,469 e non rientra tra i valori più bassi del dataset. All’interno del quartiere possono comunque esistere strade alberate e microzone più favorevoli rispetto alla media.

La scelta dovrebbe quindi partire dall’indirizzo e dall’isolato, non soltanto dal nome del quartiere. È utile verificare la distanza reale dall’ingresso del parco, la presenza di alberi maturi lungo i percorsi quotidiani, l’ombra sui marciapiedi e la quantità di superfici asfaltate. Grandi parcheggi, capannoni, piazzali e cortili completamente pavimentati possono aumentare l’accumulo di calore.

Nella singola abitazione contano poi il piano, l’esposizione delle finestre, l’isolamento del tetto, le schermature solari e la possibilità di creare ventilazione trasversale. Un appartamento all’ultimo piano esposto a ovest può surriscaldarsi anche vicino a un parco. Una casa ben isolata e ombreggiata può invece offrire un buon comfort anche in una zona mediamente più esposta.

Il dato termico deve infine essere incrociato con trasporti, servizi, sicurezza, prezzo e necessità familiari. Anche la vulnerabilità personale modifica il rischio: il rapporto tra esposizione climatica, caratteristiche dell’abitazione e fragilità dei residenti è approfondito nell’articolo di Gruppocasa sul rischio climatico a Milano.

Le misure del Comune di Milano e l’Articolo 10

Il contrasto all’isola di calore rientra nell’ambito “Milano più fresca” del Piano Aria e Clima. Le azioni previste comprendono incremento del verde urbano, forestazione, diffusione di tetti e pareti vegetate, aumento delle superfici drenanti, gestione delle acque meteoriche e maggiore ombreggiamento degli spazi pubblici.

L’obiettivo è intervenire sui principali fattori che favoriscono il surriscaldamento: impermeabilizzazione del suolo, scarsità di vegetazione, accumulo di energia nelle superfici e difficoltà di raffrescamento notturno. Una parte delle misure riguarda la trasformazione dello spazio pubblico, mentre altre disposizioni si applicano ai nuovi interventi edilizi e urbanistici.

L’Articolo 10 del PGT e l’indice RIC

Uno degli strumenti principali è l’Articolo 10 delle Norme di Attuazione del Piano delle Regole del PGT, dedicato alla sostenibilità ambientale e alla resilienza urbana. La disciplina introduce requisiti ambientali per determinate trasformazioni edilizie e urbanistiche, con l’obiettivo di ridurre l’impatto climatico dei progetti.

Lo strumento utilizzato è l’Indice di Riduzione Impatto Climatico, abbreviato in RIC. L’indice considera, con coefficienti differenti, elementi come suolo permeabile, superfici semipermeabili, tetti verdi, pareti vegetate e coperture di strutture interrate.

Il risultato richiesto può essere raggiunto attraverso combinazioni diverse, in base alle caratteristiche del progetto. L’Articolo 10 non obbliga quindi tutti gli edifici o i condomini esistenti a realizzare un tetto verde. Il tetto vegetato è una delle soluzioni possibili, insieme alla riduzione delle superfici impermeabili, all’impiego di materiali riflettenti e all’aumento del verde.

Depavimentazione e nuovo verde

Un’altra linea di intervento riguarda la depavimentazione, chiamata anche depaving. L’obiettivo è rimuovere asfalto e altre superfici impermeabili per sostituirle con terreno vegetato o pavimentazioni drenanti. Questi interventi permettono all’acqua di infiltrarsi nel terreno e possono favorire un maggiore raffrescamento attraverso l’evaporazione.

Secondo i dati comunicati dal Comune nel 2026, dal 2022 sono stati de-impermeabilizzati oltre 50.000 metri quadrati. Più di 20.000 metri quadrati sono stati trasformati in nuovo verde e oltre 30.000 in superfici realizzate con materiali drenanti. Sono state inoltre individuate 27 nuove aree per interventi futuri, oltre ai progetti già programmati o in corso.

Nel 2025 il Comune dichiarava anche la realizzazione, dall’ottobre 2021, di quasi 340.000 metri quadrati di nuovi giardini, parchi e aree verdi distribuiti nei nove Municipi. Ulteriori aree risultavano in progettazione o in fase di realizzazione.

Queste azioni possono contribuire a migliorare il microclima, ma non producono risultati immediati o identici in ogni contesto. L’efficacia dipende dalla continuità del verde, dalla crescita delle chiome, dalla disponibilità d’acqua e dalla manutenzione. Per chi compra casa, conoscere i progetti previsti nella microzona può comunque aiutare a valutare come il quartiere potrebbe evolvere nel medio periodo.

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FAQ sull’isola di calore e la scelta del quartiere

Qual è il quartiere più fresco di Milano?

Non è possibile individuare un unico quartiere sempre più fresco degli altri. I dati comunali di luglio 2024 mostrano valori medi di esposizione relativamente contenuti in aree come Chiaravalle, Figino, Quinto Romano, Gratosoglio, Cimiano-Feltre, Baggio, Bruzzano e Trenno. Il risultato può però cambiare all’interno dello stesso NIL. Un appartamento vicino a un parcheggio asfaltato o posto all’ultimo piano può essere più caldo di una casa situata in un quartiere mediamente più esposto, ma ben ombreggiata, ventilata e isolata.

La vicinanza a un parco garantisce una casa più fresca?

La presenza di alberi e terreno permeabile può migliorare il microclima, ma la sola distanza geografica non è sufficiente. Contano la dimensione del parco, la densità delle chiome, la direzione della ventilazione e gli ostacoli presenti tra il verde e l’edificio. È importante verificare anche dove si trova l’ingresso: una casa può confinare con un grande parco ma essere distante dai percorsi realmente utilizzabili. Esposizione, piano e qualità dell’involucro edilizio restano determinanti per la temperatura interna.

Come si valuta il caldo prima di comprare casa?

È utile visitare la zona nelle ore pomeridiane e, quando possibile, durante una giornata estiva. Bisogna osservare alberature, ombra sui marciapiedi, superfici asfaltate, ventilazione e caratteristiche del cortile. Nell’appartamento vanno controllati orientamento delle finestre, piano, isolamento del tetto, schermature solari e possibilità di creare corrente tra affacci opposti. Anche le bollette estive, la presenza di climatizzazione e gli eventuali interventi deliberati dal condominio possono fornire indicazioni sul comportamento termico dell’immobile.

Qual è la differenza tra UHI e SUHI?

La UHI, Urban Heat Island, descrive soprattutto la differenza tra la temperatura dell’aria urbana e quella di un’area esterna meno costruita. La SUHI, Surface Urban Heat Island, riguarda invece la temperatura di superfici come asfalto, tetti, piazze, terreni e vegetazione. Viene studiata spesso mediante immagini satellitari. I due fenomeni sono collegati, perché le superfici calde trasferiscono energia all’ambiente, ma una temperatura superficiale molto elevata non corrisponde automaticamente a un identico aumento della temperatura dell’aria.

L’Articolo 10 obbliga tutti i condomini a installare un tetto verde?

No. L’Articolo 10 del PGT riguarda specifiche trasformazioni urbanistiche ed edilizie e richiede il rispetto di determinate prestazioni ambientali. Il tetto verde è una delle soluzioni che possono contribuire all’Indice di Riduzione Impatto Climatico, insieme a suoli permeabili, superfici semipermeabili, pareti vegetate e materiali ad alta riflettanza. Un condominio esistente non è quindi automaticamente obbligato a modificare la copertura. La fattibilità di un tetto verde deve inoltre essere verificata sotto il profilo strutturale, tecnico, economico e manutentivo.